DESparole: il gioco delle parole DES... #5


Parola: Destino

di Angela Fossa

La piazza dei destini incrociati Sono tornata all'inizio dell'estate nella piazzetta delle danze dei destini incrociati. A quel piccolo paese della Lunigiana, Pieve di Bagnone, sono legati i ricordi dei mesi estivi fin dalla prima infanzia. Nella magica terra delle Stele lunensi dagli sguardi misteriosi e imperanti col pugnale al petto, quella piazzetta ha visto gesti rabbiosi nei giorni di rappresaglia dell'ultima guerra, ma insieme tante ore spensierate coi giochi dei bambini tra i castagni nodosi, i movimenti laboriosi della trebbiatura estiva e le danze nelle serate fresche tra locali e villeggianti. Ho visto tornare le cavolaie bianche: danzano intorno al cippo dedicato ai giovani fratelli uccisi in quella sera terribile: un solo cognome ripetuto quattro volte. Ci raccontavano ogni estate quei giorni di paura ed eroismo sui gradini della Chiesa, dopo le scorribande, il gioco a tana, i canti danzati in cerchio, in fila e a ponte. Col buio iniziano anche le danze psichedeliche delle lucciole. Anche loro sono tornate, come allora, quando correvamo per catturare le piccole luci tra le mani. Sembrano rincorrersi aspettando l'inizio delle danze. Nell'attesa si intonavano gli stornelli, reclamati a gran voce dalle donne e uomini, ormai riposati dopo il lavoro nei campi. C'era l'odore fresco delle camicie dopo il lavaggio alla fontana comune. Mi restano dentro le risate delle donne alle battute salaci : preludi di nuovi destini incrociati. Finalmente arrivavano i due musicanti a piedi: un violino e una fisarmonica. Battito di mani, invito a bere un bicchiere di vino prima di cominciare. Risuonavano poi le mazurche, i valzer, i tanghi e le polche. Noi bambine aspettavamo che il numero delle coppie ci nascondesse un pò per intrufolarci a.ballare. Coppie di fidanzati, di promessi si diceva, di anziani affiatati nel ballo, già uniti in un loro destino. Alla festa degli emigranti, S. Terenzo, arrivavano quelli emigrati in Francia e in Inghilterra. Quei ritorni davano alla festa un sapore diverso: si riannodavano danze interrotte dalla necessità del trovare lavoro. C'era il bisogno di di ritrovarsi, ballando insieme, riallaccindo legami di solidaririetà. Li ricordo tutti quei volti: passavano le estati, ma le musiche erano sempre le stesse, girando intorno a quel cippo, intrecciando destini tanto diversi. Tornare è stata un'urgenza del cuore e ho riannodato un legame, vedendo danzare la sera le farfalle bianche.

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